La Missione Paolina di Mauro Ferrero ssp
SOGNARE I SOGNI DI DIO
Il Fondatore era un sognatore, con l’ardente desiderio di realizzare così la volontà di Dio.
Superiori Generali della Famiglia Paolina, il 29 maggio 2011, hanno inviato una “Lettera” alle sorelle e fratelli della Famiglia proponendo un percorso di animazione e di suggerimenti per iniziative varie per vivere creativamente i tre anni di preparazione al Centenario di Fondazione del 2014. La parola chiave di questa lettera è “sogno”: cioè rivivere i sogni, le aspirazioni, i desideri, l’ideale, la volontà di Giacomo Alberione di fare qualcosa per Dio.
Giacomo era un sognatore nato. A 6 anni (1890) «si sentì illuminato e risoluto» e dichiarò alla maestra Rosina Cardona, tra la meraviglia degli 88 compagni di scuola: “lo mi farò prete”. ”Era la prima luce chiara: prima aveva sentito una qualche tendenza, ma oscuramente in fondo all’anima; senza pratiche conseguenze». Ma la dichiarazione ebbe per Giacomo «conseguenze: lo studio, la pietà, i pensieri, il comportamento, persino le ricreazioni si orientarono in tale direzione … Da quel giorno ogni cosa rafforzava in lui tale decisione» (AD 9-10).
II vangelo alle masse
A 16 anni (1900) fu intellettualmente illuminato dalla conferenza di Giuseppe Toniolo e dall’invito di Leone XIII di pregare e «opporre stampa a stampa, organizzazione ad organizzazione, della necessità di far penetrare il Vangelo nelle masse» (AD 14).
Poco dopo passò in adorazione la notte del 31-12-1900 e «fu decisiva per la specifica missione e spirito particolare in cui sarebbe nato e vissuto il suo Apostolato» (AD 13).
«Una particolare luce venne dall’Ostia santa, maggior comprensione dell’invito di Gesù venite ad me omnes» (AD 15). “Da allora questi pensieri -l’Eucaristia, la stampa, i nuovi mezzi di apostolato – ispirarono le letture, lo studio, la preghiera, tutta la formazione» (AD 21).
Il 1923 era il periodo che i sogni si realizzavano. «In momenti di particolare difficoltà», essi furono confermati e rassicurati, a don Alberione «parve di avere una risposta. Nel sogno Gesù Maestro diceva:
“Non temete, lo sono con voi. Di qui voglio illuminare. Abbiate dolore dei peccati”» (AD 152).
«Di qui (dal Tabernacolo) egli sempre più si orientò e derivò tutto dal Tabernacolo» (AD 155). «Dal tabernacolo: la luce, la grazia, i richiami, la forza, le vocazioni: in partenza e nel cammino» (UPS I, 1960, p. 374).
Mirare in alto
Per il Centenario (ma in realtà questo vale sempre), sull’esempio del beato Alberione, dobbiamo cercare di vivere, con fervore, consapevolezza e intelligenza, i suoi sogni e le sue aspirazioni in tutti i loro sinonimi di vita vissuta.
Senza sogni si esiste, ma non si vive davvero. Niente succede, se prima non lo si sogna. E neppure ce ne rendiamo conto. E se i sogni muoiono, la vita sarà come l’uccello dalle ali spezzate. I sogni sono un continuo risveglio: sognare sempre! mirare sempre alto.
Nessun sognatore è mai troppo piccolo, e nessun sogno è mai troppo grande. Quando i sogni sono nella mente, nel cuore e nella preghiera, essi sono da Dio.
Saranno i sogni a rendere il Centenario un evento davvero speciale. In piena sintonia con tutta la Famiglia Paolina si avverte la necessità di pensare e ripensare il nostro impegno di annunciare la Parola di Dio e far conoscere a tutti Gesù Maestro, la Via, la Verità e la Vita.
Le stesse aspirazioni vogliono dare vigore alle nostre famiglie e comunità stimolandone la dimensione creativa alla fede, alla speranza e alla vita in Cristo.
II paolino e la paolina, con l’aiuto di Dio e di Maria, Regina degli Apostoli e di san Paolo, e la dedizione personale, sono capaci di realizzare, ciò che sognano. Chi sogna di più, fa di più.
