1958-2008: Tutto è veramente cominciato cinquant’anni fa, quando, nell’estate del 1958, mia sorella Renata ed io abbiamo fatto il primo viaggio a Lourdes. Il direttore spirituale mi aveva già parlato di una consacrazione e mi aveva caldamente raccomandato di chiedere alla Madonna di indicarmi quale via dovevo seguire. Al ritorno le mie idee cominciarono a chiarirsi , fu decisivo l’incontro con Suor Felicina Luci, responsabile, insieme con Don Amorth, dell’Istituto nascente. Così il 25 gennaio 1959, festa della conversione di S. Paolo, inviai a Don Alberione la domanda per entrare nell’Istituto Maria Santissima Annunziata. La risposta mi arrivò a giro di posta, il giorno della festa di S. Geminiano, patrono della mia città. Il Primo Maestro mi accoglieva come postulante, dandomi come giorno di entrata l’11 Febbraio, festa della Madonna di Lourdes.
Nell’agosto del 1959, agli Esercizi spirituali di Ariccia, ebbi la gioia di conoscere personalmente don Alberione. Egli mi disse: “Lei viveva già una vita consacrata” e mi fece entrare subito in noviziato. Così, passo passo, arrivai al 1966, alla professione perpetua e imparai sempre meglio il valore della consacrazione al Signore nella secolarità, caratteristica specifica del nostro Istituto.
“In ogni città ci sia un’Annunziatina che, a sua volta, semini e faccia germogliare la vocazione secolare”, diceva don Alberione, che “aveva fondato i nostri Istituti Secolari, con lo scopo di far entrare la piena consacrazione a Dio in tutte le professioni e in tutti gli ambienti e dare una risposta al bisogno di soprannaturale, contro l’invadente ateismo di massa”, come scrive con piena coscienza Don Amorth. “è bene che mi faccia conoscere dai Paolini che sono nella mia città?” chiesi al Primo Maestro. Egli mi rispose: “Non fa di bisogno”. Questa risposta mette in risalto la “discrezione” necessaria per poter entrare realmente nel mondo con naturalezza e semplicità. Il nostro “lavoro” nel mondo, cioè la nostra professione, è il primo personale apostolato. Esso deve portare nel mondo la forza della consacrazione a Dio insieme all’esempio della serenità e del valore del lavoro fatto con amore, semplicità e competenza.
I cristiani e la chiesa non sono staccati dalla società civile, essi ovviamente, ne fanno parte e devono dare ad essa il loro contributo. Quanti cristiani dovrebbero pentirsi di non avere partecipato alle votazioni civili o di avere votato senza approfondire il vero valore del “bene comune”!
Certamente la nostra consacrazione ci porta anche ad essere attente a quanto possiamo fare di bene con tutta la nostra vita. Mi sono trovata a lavorare con altre, di cui ho conosciuto l’appartenenza a Istituti Secolari, solo quando il nostro Vescovo ha desiderato conoscere le rappresentanti degli Istituti Secolari e di vita secolare consacrata presenti in Diocesi. Abbiamo così lavorato insieme, specialmente collegandoci con i Centri pastorali diocesani con il Centro Pastorale Giovanile.
Ho avuto varie occasioni di impegno, specialmente collaborando con il Seminario e con i gruppi vocazionali in genere. Con un gruppo di suore del Centro Vocazioni, sono andata nelle parrocchie della Diocesi a parlare della vocazione e delle sue varie forme. Durante le Messe il Sacerdote celebrante ci faceva spazio, lasciandoci parlare al suo posto nell’omelia. Presentavamo così le diverse vocazioni religiose, e anche la vocazione secolare.
Amalia V. Imsa