Le donne di Wojtyla

di ATTILIO MONGE

Fra le novità del pontificato di papa Wojtyla c’è il rapporto con le donne: non ha paura a incontrarle con gesti affettuosi, ad abbracciarle, a lasciarsi prendere per mano non solo da Madre Teresa, rompendo ogni diffidenza.

Il libro che le Paoline, nel 1988, ai tempi della Mulieris dignitatem, stavano per mandare in stampa, scritto dalla ex europarlamentare radicale Maria Antonietta Macciocchi, che da apologeta di Mao si era convertita ad ammiratrice del Papa, portava come titolo Le donne di Wojtyla, titolo che, dopo molte discussioni e suggerimenti di prudenza, fu cambiato nel più ovvio Le donne secondo Wojtyla. Il titolo originale torna ora di attualità su molti giornali che parlano delle lettere scambiate per oltre 50 anni da Karol Wojtyla con una sua amica e collaboratrice polacca, Wanda Poltawska, rese pubbliche dall’interessata. Quelli che hanno voluto bene al Papa, milioni e milioni, trovano bello che si conosca questo suo aspetto familiare; altri, pochi per fortuna, non nascondono malumori e imbarazzo.


Wanda Poltawska (foto Alikkeplicz/AP/La Presse)

Il mio primo commento è il manzoniano omnia munda mundis preso in prestito da san Paolo. Sapere che Giovanni Paolo II, da Roma come quando era semplice prete in Polonia, continua a scrivere alla sua amica di giovinezza: «Mia cara Dusia…» quando fino a meno di un secolo fa i Papi si davano del “noi” anche se si rivolgevano al segretario personale, fa bene al cuore. Wanda, giovane medico, sposata, quando scopre di avere un cancro, ricorre a Wojtyla perché implori padre Pio, ancora vivente, per la sua guarigione e continuerà a scambiare lettere e colloqui con l’amico sacerdote divenuto successore di Pietro, che la considera una sorella con la quale confidarsi e parlare di Dio e degli avvenimenti quotidiani.

Si pensa ai santi, o se volete al Papa, come a esseri spiritualizzati, fuori dalla realtà, e, spesso, privi di umanità. Accanto ai santi o, se volete, al Papa, la donna dovrebbe mettersi in disparte, tornare nei panni di Eva confusa di vergogna, cacciata dal paradiso terrestre. Senza dubbio, fra le novità del pontificato di Karol Wojtyla, c’è il rapporto con le donne: non ha paura a incontrarle con gesti affettuosi, ad abbracciarle, a lasciarsi prendere per mano non solo da Madre Teresa, rompendo quella fredda diffidenza propria del clero, specialmente se curiale. Ha confessato a Vittorio Messori: «Frequentando giovani sposi, appena sacerdote, imparai ad amare l’amore umano. Voglio insegnare ad amare l’amore».

Grazie a questo stile, Giovanni Paolo II ha potuto parlare del “genio femminile” sublimato nella maternità e nella devozione mariana. Ha trattato l’amore fra fidanzati e nella famiglia, scrivendo pagine memorabili come «Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna». E ha risposto lui stesso a eventuali critiche: «Cristo parla con le donne delle cose di Dio ed esse lo comprendono». Altro che suscitare dubbi o riserve. Ai più piace un Papa, o se volete, un santo, che resta uomo.


L’anima del commercio

Mai come ora, che la pubblicità è entrata in casa della Radio Vaticana, si può dire che il commercio ha un’anima. Parlano tutti di un’innovazione rivoluzionaria che pone fine al silenzio pubblicitario durato quasi ottant’anni. Sinceramente c’è stato un tempo in cui la Chiesa guardava con sospetto, per non dire di peggio, alla pubblicità, come mezzo subdolo e falso per ottenere oltre il dovuto. Qualche volta aveva ragione: ancora ai giorni nostri si ricorre a slogan violenti e volgari. L’idea degli spot sulla sua radio piace al Papa già favorevole a soluzioni tecnologiche avanzate come YouTube e Internet.

A ben riflettere, fin dalle sue origini la Chiesa si è impegnata nella pubblicità del suo particolare messaggio: la si chiamava evangelizzazione. Il regno di Dio non è di questo mondo, ma deve vivere e prosperare in questo mondo: nulla di male che si affidi alle stampelle della pubblicità compatibile con i programmi che aprono in tutto il mondo con il saluto: Laudetur Jesus Christus.

Senza pubblicità è rimasta sola Radio Maria, dedita però a pubblicizzare i continui messaggi di Medjugorje e di Colei che, in vita, ha rilasciato poche parole e, come scrive il suo biografo Luca, «serbava tutto in cuor suo».

Attilio Monge

da: Vita Pastorale


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