ANTICIPAZIONI
LA FAMIGLIA, “RISORSA” IGNORATA DALLA POLITICA
GRANDI ANNUNCI PICCOLI PASSI
Un libro del nostro direttore don Antonio Sciortino indica piste di speranza per la nostra società a partire dalla famiglia. Che va rilanciata con nuove politiche.
La crisi che stiamo attraversando non è solo crisi finanziaria, divenuta poi economica e sociale, con tutti i risvolti drammatici che ne conseguono, soprattutto per i più deboli. È anche, e forse soprattutto, crisi morale e di vocazione delle nostre società occidentali e di quella italiana in particolare. Per questo motivo risulta particolarmente interessante e utile la lettura di La famiglia cristiana, testo ricco e coinvolgente che don Antonio Sciortino offre alla riflessione di tanti che si interrogano sulla rotta per il futuro.
Con piglio giornalistico l’autore ripercorre i grandi problemi del nostro Paese, dal welfare lacerato alle nuove povertà, dall’immigrazione rifiutata allo sviluppo incompiuto, andando a mettere in luce storie, volti e riflessioni lucide e documentate, capaci insieme di mostrare sia il grande affanno di questo momento storico sia elementi di speranza presenti nei differenti contesti.
Soprattutto è lungimirante lo sguardo d’insieme che don Sciortino lancia sui problemi, individuando una chiave di lettura innovativa e capace, a fronte di scelte coraggiose, di far scorgere una via d’uscita alla crisi. In Italia vi è, infatti, una risorsa ampiamente ignorata dalla politica e spesso anche dal sistema mediatico, che potrebbe rivelarsi vincente: la famiglia. In questa chiave possono essere lette tutte le grandi sfide che abbiamo davanti, aprendo prospettive piuttosto interessanti.

- Don Antonio Sciortino (foto Vision).
Un cambio di mentalità
Innanzitutto, la famiglia può tornare a essere protagonista ricominciando a scommettere sulla natalità, come sta avvenendo in altri Paesi europei grazie a scelte strategiche in suo sostegno, come il quoziente familiare francese, per esempio. È necessario, però, che cambi la mentalità comune, che ritiene l’essere genitori un “fatto privato”, senza risvolti e utilità per la collettività: quando una famiglia scommette mettendo al mondo un figlio, sta scommettendo non solo per sé stessa, ma nell’interesse di tutti. Quel bambino, troppi lo dimenticano, sosterrà sulle sue spalle non solo i genitori, ma anche tutti gli altri componenti della comunità.
Ancora: la famiglia è il luogo primario di socialità e di relazione. Ecco perché è giusto, e “conviene”, sostenerla nel suo sforzo educativo, rispettarla come corpo sociale autonomo, valorizzarla nella sua capacità di assumere scelte autonome. Oggi non è così: è l’individuo portatore di diritti, non la famiglia, e spesso essa neppure è tenuta in considerazione, come nel caso del fisco.
Solo interventi “spot”
A lei ci si appella quando vi sono emergenze, come nella crisi attuale, facendola divenire ammortizzatore sociale per ogni problema, rendendo le pensioni dei nonni doti per i nipoti, i beni ereditari garanzia per i mutui dei figli e via di seguito. Ma nulla si fa per aiutarla quando è sotto stress, quando deve accudire figli piccoli e genitori anziani, quando ha al suo interno un disabile, quando la disoccupazione o lo sfratto bussa alla sua porta. Si pensa solo a interventi “spot”, come il bonus famiglia (che, peraltro, ben poche ne aiuta, di vere famiglie…), mentre si escludono interventi strutturali.
Con gli occhi della famiglia anche l’immigrazione assume forme nuove e ricche di speranza. Quando si costituisce o si riunisce una famiglia, si aprono nuove opportunità per tutti i suoi componenti: gli stranieri si integrano nella società, alla quale contribuiscono con il loro lavoro in misura assai maggiore se la mediazione culturale è operata da un bambino. Eppure, anche in questo caso, ci si scontra con la miopia politica che cerca di impedire i matrimoni, ostacola i ricongiungimenti, pone mille problemi burocratici a chi vuole stabilizzarsi, trovar casa, avviare un’attività.
Anche nel mondo del lavoro le cose potrebbero cambiare in meglio, se si assumesse un’ottica più attenta alla famiglia. La tanto decantata flessibilità può essere resa “sostenibile” dalle famiglie, a patto che si abbia a cuore la tenuta della coesione sociale e non il solo profitto. Part-time, permessi per i genitori, flessibilità oraria, con misure atte a consentire ai giovani di accedere a mutui e aver garanzia di continuità di reddito, sono tutte strade percorribili, sulle quali si è avviata già da tempo la maggior parte dei Paesi europei. Noi continuiamo a tergiversare, ad avanzare a grandi annunci e piccoli passi. Senza mai invertire veramente la rotta verso una seria e organica politica per famiglie.
Andrea Olivero