L’uomo è per il sacro
il sacro è per l’uomo
di Sandra Mazzolini
I flussi migratori comportano il contatto di mondi culturali e religiosi diversi. Spesso la mancata conoscenza delle credenze altrui genera ostilità. Ecco perché vanno esplorati i testi sacri delle varie fedi. A partire dalla “nostra” Bibbia.
L’odierna mobilità umana incide sulle relazioni all’interno di una stessa nazione, ingenerando problemi, aspettative, timori e non raramente anche pregiudizi. Problematizza reti relazionali già assodate, implicate e configurate dalla condivisione di una medesima storia. Il tema della mobilità umana è oggetto di dialoghi, discussioni, convegni, seminari; anche le pagine della cronaca ne sono pervase, mettendo non raramente in luce gli aspetti negativi di un’alterità percepita come minaccia, che giustificherebbe l’assunzione anche parossistica di atteggiamenti e di prese di posizione difensive.
Le questioni problematiche messe sul tappeto dagli odierni flussi migratori richiedono risposte non estemporanee, elaborate nei Paesi sia di provenienza sia di arrivo, a proposito del come, perché, chi, dove, quando accogliere. Se è vero che la mobilità umana, sulle cui radici occorrerebbe porre una maggiore e oggettiva attenzione, può coprire anche traffici illeciti di cose e di persone e introdurre dinamiche e forme di illegalità nel Paese di arrivo, dalle quali ogni Stato ha il diritto-dovere di difendersi tutelando i propri cittadini, essa non può essere ricondotta soltanto a questo. La storia è maestra: in più momenti, l’incontro a vari livelli tra culture diverse ha comportato un arricchimento reciproco, dal quale hanno avuto origine ulteriori e significativi sviluppi.
Gli odierni flussi migratori presentano caratteristiche peculiari, tra le quali non secondario è il fatto che molti dei migranti appartengono a tradizioni religiose differenti da quella cristiana. I medesimi spazi sociali (lavoro, scuola, condomini, ecc.) sono abitati da persone i cui mondi culturali e religiosi di riferimento sono assolutamente diversi. Non infrequentemente la diffusa ignoranza o non conoscenza di tali mondi ingenera indifferenza e ostilità, dalle quali è necessario sortire per più motivi. L’inserto monografico di questo numero della rivista vuole offrire un piccolo contributo in tal senso. Le diverse tradizioni religiose sono parte integrante delle culture umane – il termine “cultura” è assunto qui in senso antropologico e sociale (cfr. GS 53) – che contribuiscono a modellare, in quanto costituiscono indubbiamente un orizzonte simbolico di riferimento, codificato in modo peculiare in specifici testi. Gli autori dei contributi dell’inserto sono degli specialisti in materia, che svolgono un’attività di docenza e di studio presso la Facoltà di missiologia della Pontificia Università Urbaniana di Roma, che da qualche anno ha istituito nel corso di licenza una specializzazione in “Missione e religioni” (cfr. www.urbaniana.edu).
La prospettiva comune degli articoli è l’attenzione sul processo redazionale dei testi religiosi. A rapidi tratti, sono messe in luce le fasi salienti di tale redazione, il cui sviluppo parte da tradizioni orali pregresse, sostanzialmente fondate nell’insegnamento di significativi personaggi storici di riferimento, talvolta anonimi, talvolta conosciuti in modo incerto, data la frammentarietà dei dati storici a disposizione, talvolta maggiormente conosciuti. La peculiarità della tradizione biblica è data dal fatto che essa è correlata con l’autorivelazione di Dio, in una storia dell’alleanza che ha il suo punto di avvio nell’opera creazionale del Dio Unitrino e il suo punto di compimento nell’evento Gesù Cristo. La categoria biblica della “rivelazione” non appare immediatamente e nel medesimo senso applicabile a tutte le tradizioni religiose; così quella di “ispirazione”, che mette in luce anche l’apporto umano nella scrittura di una parola che, in vari modi e prospettive, rimanda al sacro genericamente inteso o, in senso più specifico, a Dio. Il processo redazionale è accompagnato quasi sempre dalla ricerca di fissare un canone scritturistico, che garantisca tra l’altro l’autenticità dei contenuti trasmessi; a volte, poi, si opera una distinzione tra ciò che, per analogia, è considerato “rivelato” e ciò che appartiene alla tradizione successiva.
Tale distinzione, che in prospettiva ermeneutica pare fruttuosa, potrebbe favorire processi dialogici, evitando lo scoglio dell’integralismo. Nel contempo, essa getta luce sull’inevitabile fatto – corrispondente per così dire a una logica incarnazionistica – che ciascun testo sacro si correla intrinsecamente con il contesto della sua origine e del suo sviluppo redazionale, che ne configura scrittura e prospettive. Soltanto pregiudizialmente tale considerazione, confermata da un’attenta esegesi testuale, può essere compresa nel senso di ritenere i testi religiosi come mero frutto del pensiero-desiderio umano; essi infatti costituiscono un orizzonte simbolico e un codice valoriale di riferimento, nella prospettiva del condiviso riconoscimento che il senso ultimativo della vita – non soltanto umana – trascende la storia e il singolo individuo, in quanto correlato con il sacro o con Dio. Speculare alla “rivelazione teologica” è quella “antropologica”, messa in luce anche dal profilo etico dei testi, allusivo del fatto che la comprensione dell’identità umana e la sua realizzazione si giocano in un’articolata rete di relazioni: con Dio, con se stessi, con gli altri, con il mondo.
Sandra Mazzolini
Professore consociato – Facoltà di missiologia – Pont. Università Urbaniana
Da: Letture on line