L’episcopio di Tonino
di Antonio Tarzia
«Andava scalzo con lo pede nudo per quelle campagne cercando le limosine per li poveri»: così un ignoto cronista del XV secolo ci presenta il vescovo pugliese Ruggero di Canne. E con evidente stupore annota: il suo episcopio era «un puro ospizio che sempre stava aperto de nocte e de giorno ad alloggiare le viandanti et le pellegrini, et le vidue et le pupilli (orfani)».
Lo stesso turbamento e stupore prese me nel 1984 quando andai a trovare monsignor Tonino Bello, vescovo di Molfetta. Ad aprire l’episcopio venne una bimbetta con un cane e poi apparve lui dietro al suo sorriso, in maglietta bianca e pantaloni chiari. «Don Tonino, ti sei fatto un cane?» azzardai. «Benvenuto!», disse abbracciandomi. «Il cane è dei miei ospiti: la famiglia è cresciuta!».
Emergenza sfratti, il Paese è diviso, al bar tutti dissentono e l’amministrazione pubblica organizza sedute e dibattiti. Non arrivano decisioni se non da parte del vescovo, che apre le porte del suo episcopio agli sfrattati. Mette in comune con due famiglie, le più povere, la sua cucina, la lavanderia, la dispensa, lo spazio e il tempo. Il gesto profetico di don Tonino durò circa sei mesi e non fu l’unica decisione controcorrente ma sulla scia del Vangelo: già ammalato andò con i manifestanti pacifisti a Saraievo e quando pensò di aver quasi finito di combattere la sua buona battaglia per la vita, per la pace, per gli ultimi, si fece impartire in cattedrale, alla presenza del suo popolo di amici, l’Unzione degli infermi.
Dispensatore della tenerezza di Dio, non ha mai alzato la voce se non contro gli usurai strangolatori, gli affamatori dei popoli e i signori della guerra. Non avrebbe mai sporcato le mani pulite dei bambini o si sarebbe messo tra loro per ottemperare a una legge che rischia altrimenti di essere discriminatoria. Così non avrebbe mai plaudito alla decisione della Corte suprema Usa di considerare diritto intoccabile dell’uomo il possesso di un’arma da fuoco, dando così ragione all’aforisma inglese, ironico e crudele, attribuito a Chesterton, che «l’uomo è un gorilla con il fucile».
Del servo di Dio don Tonino Bello oggi si parla nei tribunali ecclesiastici, dove prosegue l’iter per la causa di beatificazione. Ma se ne parla e quasi sempre come di persona vivente, negli incontri pastorali, nei raduni dei giovani. La Chiesa nuova delle Giornate mondiali della gioventù si nutre dei suoi scritti semplici, emozionali, attualissimi.
È
Antonio Tarzia
Da: Jesus